Un temporale, un blackout di due secondi, e il server dello studio si spegne di colpo mentre qualcuno stava salvando una pratica. Al riavvio il gestionale non parte, il NAS controlla i dischi per ore, e nei casi peggiori un archivio si danneggia. Molti di questi guai si evitano con un apparecchio poco costoso e spesso trascurato: il gruppo di continuità, o UPS. In questo articolo ti spiego a cosa serve davvero, quale tipo scegliere, come dimensionarlo senza sprechi e come configurarlo perché spenga server e NAS in modo ordinato quando la corrente manca a lungo.
Cos’è un gruppo di continuità e a cosa serve
UPS sta per Uninterruptible Power Supply, alimentatore che non si interrompe. È una scatola con dentro una batteria e un’elettronica che, quando la rete elettrica ha un problema, continua ad alimentare i dispositivi collegati.
Il suo compito principale non è farti lavorare per ore senza corrente, ma tre cose più modeste e più importanti:
- superare i microblackout di pochi secondi, che sono i più frequenti e che bastano a spegnere un PC;
- proteggere dagli sbalzi di tensione, cali e picchi che a lungo andare rovinano alimentatori e dischi;
- dare il tempo di spegnere in modo ordinato server, NAS e computer quando il blackout si prolunga.
Uno spegnimento brusco può danneggiare i file aperti, i database dei gestionali e i dischi. Ecco perché, nel mio lavoro, lo considero un complemento naturale del backup 3-2-1: il backup ti fa recuperare i dati, l’UPS riduce le occasioni in cui ne hai bisogno.
I tre tipi di gruppo di continuità
La norma europea EN 62040-3 divide gli UPS in tre classi, in base a quanto proteggono dai disturbi della rete. Una buona sintesi in italiano è nella guida normativa agli UPS di 01net.
Offline o standby (classe VFD)
In condizioni normali i dispositivi sono alimentati direttamente dalla rete; quando la corrente manca, l’UPS passa alla batteria in circa 10 millisecondi. Non corregge gli sbalzi di tensione. È il tipo più economico, adatto a un singolo PC o al modem di casa.
Line interactive (classe VI)
Aggiunge un regolatore che stabilizza la tensione senza consumare la batteria, e il passaggio alla batteria è più rapido, intorno ai 4-5 millisecondi. Ha un’ottima efficienza e un prezzo contenuto: per la maggior parte degli studi e delle piccole imprese è la scelta giusta per postazioni, switch, router e piccoli NAS.
Online a doppia conversione (classe VFI)
Qui i dispositivi sono sempre alimentati dall’elettronica dell’UPS, che ricostruisce da zero una corrente “pulita”: il passaggio alla batteria è istantaneo e i dispositivi sono isolati dai disturbi della rete. Costa di più e consuma un po’ di più, ma è la soluzione indicata per un server con il gestionale, per apparecchiature sensibili o per zone con rete elettrica instabile.
Come dimensionare il gruppo di continuità
Sulle confezioni trovi due numeri: i VA (volt-ampere) e i W (watt). Come spiega APC by Schneider Electric, i watt indicano la potenza reale assorbita dai dispositivi, i VA la potenza “apparente”, e il rapporto tra i due si chiama fattore di potenza. Il punto pratico è uno: il carico collegato non deve superare nessuno dei due valori. Un UPS da 1000 VA, per esempio, può reggere molto meno di 1000 W.
Ecco come procedo di solito:
- elenca cosa va protetto: server o NAS, router, firewall, switch, il PC di chi lavora sul gestionale. Stampanti laser e stufette no: assorbono molto e non servono durante un blackout;
- somma i watt reali di ciascun dispositivo (li trovi sull’alimentatore o nella scheda tecnica; ancora meglio misurarli con una presa wattmetrica);
- tieni un margine: scegli un UPS che con quel carico lavori intorno al 60-70% della sua potenza in watt, così hai spazio per crescere e più minuti di autonomia;
- controlla l’autonomia nella tabella del produttore: per uno spegnimento ordinato bastano in genere 5-10 minuti.
Lo spegnimento automatico: la parte che quasi tutti dimenticano
Vedo spesso UPS installati e mai collegati ai computer. Funzionano per i blackout brevi, ma se la corrente manca per mezz’ora la batteria si scarica e il server si spegne di colpo comunque, come se l’UPS non ci fosse.
La soluzione è il cavo di comunicazione, quasi sempre un cavo USB fornito con l’UPS, oppure una scheda di rete sui modelli più professionali:
- NAS: i principali produttori, come Synology e QNAP, riconoscono l’UPS collegato via USB e permettono di impostare lo spegnimento dopo alcuni minuti di blackout. Lo stesso NAS può anche avvisare gli altri dispositivi in rete;
- server e PC Windows: si usa il software del produttore dell’UPS, che chiude i programmi e spegne il sistema quando la batteria scende sotto una soglia;
- notifiche: fatti mandare un’email quando l’UPS passa a batteria, così sai che qualcosa non va anche se sei fuori ufficio.
Una volta configurato, fai una prova: stacca la spina dell’UPS dal muro, in un momento tranquillo, e verifica che tutto si spenga nell’ordine previsto.
Batterie: durano meno di quanto pensi
La batteria è il componente che si consuma. Secondo le indicazioni di APC, la maggior parte delle batterie per UPS dura da tre a cinque anni, e il calore la accorcia molto: la temperatura ideale è tra 20 e 25 gradi, e ogni 8 gradi in più la vita della batteria si dimezza.
In pratica:
- non mettere l’UPS nello sgabuzzino senza aria accanto al server caldo, né vicino a un termosifone;
- controlla periodicamente l’autotest e la data di installazione della batteria (scrivila con un pennarello sull’apparecchio);
- metti in calendario la sostituzione prima del quinto anno, anche se l’UPS sembra funzionare.
Gli errori più comuni
- collegare la stampante laser all’UPS: all’accensione assorbe picchi di corrente che lo mandano in sovraccarico;
- proteggere il server ma dimenticare router e switch: il server resta acceso, ma nessuno riesce a raggiungerlo;
- usare una ciabatta multipla a valle dell’UPS e collegarci di tutto;
- non configurare lo spegnimento automatico, o non provarlo mai.
Se vuoi una mano a capire cosa proteggere nel tuo ufficio e a configurare server e NAS perché si spengano da soli, guarda i miei servizi.
Domande frequenti
Serve un gruppo di continuità anche per un portatile?
Di solito no, perché il portatile ha già la sua batteria. Conviene però proteggere router e modem, altrimenti durante un blackout resti comunque senza internet.
Quanto costa un gruppo di continuità per un piccolo studio?
Dipende dalla potenza e dal tipo: un line interactive per router e NAS è un acquisto contenuto, mentre un online a doppia conversione per un server costa sensibilmente di più. Conviene dimensionarlo sul carico reale, non comprare “il più grande”.
Ogni quanto va cambiata la batteria?
Indicativamente ogni tre-cinque anni, prima se l’UPS lavora in un locale caldo o se l’autotest segnala problemi.
L’UPS protegge anche dai fulmini?
Attenua sbalzi e sovratensioni, ma non sostituisce un impianto elettrico a norma con le protezioni adeguate: su questo il riferimento resta il tuo elettricista.