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Wi-Fi dell’ufficio sicuro: rete ospiti e router in 8 passi

“Qual è la password del Wi-Fi?”. In molti uffici la risposta è scritta su un post-it attaccato al router, è la stessa da anni e la conoscono clienti, fornitori, ex collaboratori e il tecnico della caldaia. Sulla stessa rete viaggiano i PC con le pratiche, la stampante, il NAS con i backup e magari le telecamere. Rendere il Wi-Fi dell’ufficio sicuro non richiede grandi investimenti: in questa guida ti spiego, passo per passo, come separare la rete degli ospiti, quali impostazioni del router controllare e quando è il momento di cambiarlo.

Perché il Wi-Fi dell’ufficio è una porta d’ingresso

Chiunque sia collegato alla tua rete si trova, di fatto, “dentro l’ufficio”: può vedere gli altri dispositivi e, se uno di questi è vulnerabile, provare ad attaccarlo. Il rischio non viene solo da malintenzionati: lo smartphone di un ospite già infetto da un malware può diffondere il problema senza che lui lo sappia.

Le situazioni che incontro più spesso sono tre:

  • una sola rete per tutto: PC di lavoro, telefoni personali, ospiti e dispositivi “smart” mescolati insieme;
  • password mai cambiata, condivisa con decine di persone negli anni;
  • router dimenticato: installato dall’operatore anni fa, con la password di amministrazione di fabbrica e il firmware (il software interno dell’apparato) mai aggiornato.

Per uno studio che tratta dati di clienti, inoltre, la rete fa parte delle misure di sicurezza che il GDPR chiede di adottare in modo adeguato al rischio.

Wi-Fi dell’ufficio sicuro: separa le reti

La misura più efficace è la segmentazione, cioè dividere la rete in parti che non comunicano tra loro. Anche l’NSA, l’agenzia di sicurezza statunitense, nelle sue raccomandazioni per le reti domestiche e dei piccoli uffici suggerisce di separare la rete principale, quella degli ospiti e quella dei dispositivi IoT.

La rete ospiti

Quasi tutti i router, anche quelli forniti dagli operatori, hanno una funzione “rete ospiti” (guest). Crea una rete con un nome diverso e una password diversa, che dà accesso solo a Internet. Controlla che sia attiva l’opzione di isolamento, che impedisce agli ospiti di vedere i dispositivi della rete principale e, se possibile, anche quelli degli altri ospiti.

Un buon consiglio pratico: cambia la password della rete ospiti a scadenza fissa, ad esempio ogni tre mesi, e stampala su un cartellino da mostrare a chi la chiede. La rete di lavoro, invece, non va comunicata a nessuno che non ne abbia bisogno.

La rete per i dispositivi “smart”

Telecamere, termostati, TV della sala riunioni, assistenti vocali: sono comodi ma spesso ricevono pochi aggiornamenti e hanno difese deboli. Se il router lo consente, mettili su una rete a parte. In uffici con più esigenze si usano le VLAN, reti virtuali separate configurate su router e switch professionali: è un lavoro da tecnico, ma una volta impostato non richiede manutenzione.

La rete di lavoro

Qui restano solo i dispositivi dello studio: PC, stampanti, NAS, server. Dove possibile, collega via cavo le postazioni fisse e i dispositivi che contengono dati importanti: il cavo è più stabile, più veloce e non è raggiungibile dal parcheggio.

Le impostazioni del router da controllare oggi

Ti bastano una mezz’ora e l’accesso al pannello di amministrazione del router (di solito si apre dal browser all’indirizzo indicato sull’etichetta dell’apparato). Ecco cosa verificare.

  1. Password di amministrazione: se è ancora quella stampata sull’etichetta o, peggio, “admin”, cambiala con una lunga e unica, da conservare nel gestore di password.
  2. Protezione WPA3: è lo standard di cifratura Wi-Fi più recente, introdotto nel 2018, che rende molto più difficile indovinare la password per tentativi. Se alcuni dispositivi vecchi non lo supportano, usa la modalità mista WPA2/WPA3. Mai lasciare reti aperte o con il vecchio WEP.
  3. Password del Wi-Fi lunga: l’NSA suggerisce almeno 20 caratteri. Una frase di più parole è facile da ricordare e difficile da indovinare.
  4. WPS disattivato: è il pulsante per collegarsi “senza password”; comodo, ma storicamente debole.
  5. Amministrazione remota disattivata: il pannello del router non deve essere raggiungibile da Internet, salvo che lo gestisca un tecnico con accesso protetto.
  6. UPnP disattivato: è una funzione che permette ai dispositivi di aprire da soli “porte” verso Internet. Se un programma ne ha davvero bisogno, configura l’apertura a mano.
  7. Aggiornamenti automatici del firmware attivi, quando disponibili.
  8. Nome della rete (SSID) cambiato rispetto a quello di fabbrica, senza riferimenti a marca e modello del router. Nasconderlo, invece, non serve a nulla.

Quando conviene cambiare il router

Un router non è eterno. Va sostituito quando il produttore smette di rilasciare aggiornamenti (si parla di “fine supporto”): da quel momento le vulnerabilità scoperte restano aperte per sempre. Altri segnali sono l’assenza di WPA3, l’impossibilità di creare una rete ospiti isolata o una copertura che costringe a usare ripetitori economici e poco sicuri.

Spesso il router dell’operatore va benissimo per la connessione, ma in uno studio con più postazioni conviene affiancargli un apparato professionale, sotto il tuo controllo, con firewall, reti separate e access point gestiti. Ne parlo con i clienti quando seguo l’infrastruttura dell’ufficio: puoi vedere come imposto questi interventi nella pagina come lavoro.

Una nota sulle reti pubbliche

La stessa logica vale al contrario: quando lavori fuori sede, il Wi-Fi dell’hotel o del bar è una rete di cui non sai nulla. Per accedere ai sistemi dello studio usa una VPN aziendale (un collegamento cifrato verso l’ufficio) oppure l’hotspot del telefono.

Domande frequenti

La rete ospiti del router dell’operatore è sufficiente?

Per un piccolo ufficio, spesso sì, a patto che l’isolamento dai dispositivi della rete principale sia attivo. Verificalo provando, da un telefono collegato come ospite, a vedere la stampante o il NAS: non dovresti trovarli.

Ogni quanto devo cambiare la password del Wi-Fi?

Quella degli ospiti a intervalli regolari, ad esempio ogni tre mesi. Quella della rete di lavoro ogni volta che un collaboratore lascia lo studio o se sospetti che sia stata divulgata.

Nascondere il nome della rete la rende più sicura?

No. Una rete nascosta si individua comunque con strumenti molto diffusi e a volte crea problemi di connessione. Meglio una cifratura WPA3 e una password lunga.

Posso fare queste modifiche da solo?

Le impostazioni di base sì, con un po’ di attenzione. Per VLAN, firewall e accessi remoti conviene affidarsi a un tecnico, per evitare di lasciare lo studio senza connessione.

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